Una poesia di Davide Acerbi

A Monica Maria Fumagalli e Yatma Diallo

Le mie povere scarpe vi parleranno

perché della loro polvere sono amico,

nella solitudine di sale specchiate

in cui guardavo e non mi vedevo.

Proprio a me è toccato – una

ragazza per bene – aprire attraverso

il ballo il libro dei destini:

ogni passo una pagina, e una lacrima.

Tutto è contraddizione, anche io:

circuito elettrico, onda sonora,

spigolo razionale e fuoco, nello

stampo di cioccolato del mio corpo.

I miei occhi sono sempre stati chiari

davanti all’ingiustizia e alla violenza

e ho cucito a modo mio gli strappi

della Storia con la danza, anche la mia.

Se oggi mi vedete volare e se ho potuto

varcare la soglia del vostro cuore

è grazie al principio ordinatore…

ma non confondete la simpatia con la tenacia.

Sono dura, scintillante nel sorriso,

pur ballerina e musa, se

volete conoscermi cercatemi dove sono:

nel mio corpo, a terra. Anche tu.

Forse è su questo piano, il pavimento,

che ci siamo incontrati, dove il ritmo

e l’amore hanno aperto un orizzonte e

i tuoi passi, un sentiero. L’ho seguito.

Che cosa non ho provato? La passione

e la felicità, la sofferenza e la speranza,

in stanze e cortili, milonghe e palchi.

A voi rendo la mia nostalgia di zucchero.

Non potete venire con me nel buio

della mia foresta o nel mistero dei cieli

tersi dell’Africa ma, prima che io sorrida,

guardate le mie pupille: ecco il tamburo.

Ho studiato e viaggiato cosciente delle torture,

del sangue per le strade di Buenos Aires e del mondo.

Nel mio abbraccio, la mia resistenza.

Non vanità, verità.

Davide Acerbi

Milano, 15 dicembre 2024

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