Addio a Massimo Di Marco
Lunedì scorso ci ha lasciato Massimo Di Marco.
Massimo è stato davvero un grande giornalista, capace di muoversi con disinvoltura ed eleganza tra sci, tennis, tango e chissà quanti altri temi. Tutti trattati con quella speciale leggerezza che è il modo migliore per dire cose importanti, in modo che tutti possano ascoltarle.
Massimo, anche nel tango è stato un pioniere e il nostro libro su Gavito, scritto insieme al protagonista tra Milano, Roma e Buenos Aires, è stato una vera e propria “avventura letteraria”. Lunghe ore trascorse insieme — io, lui e il Maestro — tra risate e pianti, cibo, buon vino e reciproche intime confessioni che resteranno per sempre in quelle decine di cassette audio che ho promesso a Gavito di conservare gelosamente.
Da Massimo ho imparato moltissimo. La sua professionalità era autentica: andava all’essenza, ma senza perdere umanità. Lo guidavano la passione e l’occhio esperto di chi sa scovare le storie vere. Massimo accettò con gioia che fosse mio padre a impaginare il nostro libro perché bastò un caffè per capire che, sebbene papà non lo avesse mai fatto di mestiere, loro due erano della stessa pasta: persone che sapevano che con la dedizione si arriva dappertutto.
Quando il “nostro Gavito” sbarcò, tradotto in spagnolo, alla leggendaria libreria Gandhi di Buenos Aires — quella di Elvio Vitali, per intenderci, in calle Corrientes — a me tremavano le gambe, anche perché Osvaldo Berlinghieri e Daniel Falasca avrebbero suonato per l’occasione. Massimo invece, che ne era fierissimo ma di esperieneza ne aveva già moltissima, sembrava anche certo che ce lo meritassimo e mi tranquillizzò.
Amava le biografie perché, per lui, non erano mai soltanto le loro imprese più celebri, ma le loro vite per intero. E quelle che ha scritto — prima fra tutte la vita del Cachafaz — hanno svelato un pezzetto di storia del tango “ben fatta e ben raccontata”: una storia fatta di dati raccolti in prima persona e della meraviglia inesauribile di un instancabile ricercatore.
Lo ringrazio dal profondo del cuore.
Monica Maria Fumagalli

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